Il significato della

P A C E

Nell'Antico Testamento, la pace si esprime con la parola shalom.

Quando nell'antico testamento si legge la parola pace, bisogna pensare a una situazione ideale dove il popolo può vivere in tranquillità, senza minacce esterne. La pace favorisce lo sviluppo delle attività umane, e il servizio di Yahweh.

Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo resuscitato si presenta agli apostoli la sera dello stesso giorno di Pasqua e dice loro: "La pace sia con voi" (Giovanni 20,21). Questa pace è la piena comunione con Dio, frutto del sacrificio redentore di Gesù.

I Papi nel '900 manifestano tante nette e inequivocabili prese di posizione in favore della pace:

«[La guerra è] una inutile strage». (Benedetto XV, 1917)

Celeberrimo il discorso radiofonico di Pio XII del 24 agosto 1939 e la sua presa di posizione contro la guerra imminente: «Tutto è perduto con la guerra, niente è perduto con la pace». (Papa Pio XII, 1939)

Giovanni XXIII scrisse l'enciclica Pacem in Terris, dedicata al tema della pace.

Papa Paolo VI ha osservato nell'enciclica Populorum Progressio (26 marzo 1967) che la pace è legata alla giustizia. “«Giustizia e pace» è il suo nome e il suo programma. Noi pensiamo che su tale programma possano e debbano convenire, assieme ai Nostri figli cattolici e ai fratelli cristiani, gli uomini di buona volontà. È dunque a tutti che Noi oggi rivolgiamo questo appello solenne a un'azione concertata per lo sviluppo integrale dell'uomo e lo sviluppo solidale dell'umanità... Lo sviluppo è il nuovo nome della pace… Le disuguaglianze economiche, sociali e culturali troppo grandi tra popolo e popolo provocano tensioni e discordie, e mettono in pericolo la pace... Come dicevamo ai padri conciliari al ritorno dal nostro viaggio di pace all'ONU: La condizione delle popolazioni in via di sviluppo deve formare l'oggetto della nostra considerazione; diciamo meglio, la nostra carità per i poveri che si trovano nel mondo - e sono legione ìnfinita - deve divenire più attenta, più attiva, più generosa. Combattere la miseria e lottare contro l'ingiustizia, è promuovere, insieme con il miglioramento delle condizioni di vita, il progresso umano e spirituale di tutti, e dunque il bene comune dell'umanità. La pace non si riduce a un'assenza di guerra, frutto dell'equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini.

Per Paolo VI è chiaro che non ci può essere pace finché non ci sia giustizia e possibilità di un sano sviluppo per tutti i popoli.

«Mai più la guerra!» (Paolo VI all'assemblea dell'ONU)

Infine Paolo VI nel 1967 ha istituito la Giornata Mondiale della Pace invitando i cristiani a pregare per questo scopo il 1º gennaio di ogni anno”.

Giovanni Paolo II ha più volte alzato la voce sull'inutilità della guerra e sulla necessità del dialogo per risolvere i conflitti tra le nazioni.

Riflessione teologica

Secondo la fede cristiana, la pace è il dono offerto agli uomini dal Signore risorto ed è il frutto della vita nuova inaugurata dalla sua resurrezione. La pace, pertanto, si identifica come "novità" immessa nella storia dalla Pasqua di Cristo. Essa nasce da un profondo rinnovamento del cuore dell'uomo.

Cristo è la pace di tutti gli uomini. Con la morte in croce, Cristo ha riconciliato l'umanità con Dio e ha posto le basi nel mondo di una fraterna convivenza fra tutti.

I credenti sperimentano la potenza rinnovatrice del suo perdono. La misericordia divina apre il cuore al perdono verso i fratelli, ed è con il perdono offerto e ricevuto che si costruisce la pace nelle famiglie e in ogni altro ambiente di vita.

      

Alcuni testimoni a cui fu conferito il Premio Nobel per la Pace furono:

Nel 1952 a Albert Schweitzer, Chirurgo missionario, fondatore dell'ospedale Lambaréné in Gabon.

Nel 1964 Martin Luther King, Capo della Southern Christian Leadership Conference, attivista per i diritti civili.

Nel 1979 a Madre Teresa di Calcutta, Fondatrice delle Missionarie della carità, per la sua vita dedita alle vittime della povertà.

Nel 1993 a Nelson Mandela, "per il loro lavoro per la risoluzione pacifica del regime di apartheid, e per aver gettato le basi per un nuovo Sudafrica democratico".

Nel 2009 a Barack Obama, "per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli".

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