a cura di Pasquale Paglia

 

 

La nuova raggiera realizzata da Affidato sarà benedetta dal Papa

COSI' SAN PANTALEONE SA UNIRE I PAPANICESI

Emozione alla cerimonia di fusione dell'oro

 

 

La nuova raggiera di san Pantaleone, patrono di Papanice, attraverso la quale la comunità cattolica papanicese vuole imprimere un'impronta significativa ed incisiva della devozione verso il santo, verrà benedetta in piazza san Pietro a Roma dal Pontefice Benedetto XVI nell'udienza del 19 maggio prossimo. Lo comunica il Consiglio Pastorale Parrocchiale della frazione di Crotone.

Proprio domenica scorsa, 18 aprile, nella chiesa dei santi Pietro e Paolo a Papanice, è stato fuso l'oro donato dai fedeli e che verrà utilizzato per realizzare la raggiera - insieme ad argento e pietre preziose - che adornerà il capo della statua del santo, medico e martire. L'incarico di realizzare la nuova corona di san Pantaleone è stato affidato all'orafo Michele Affidato, maestro con grande esperienza nell'arte sacra.

Nel borgo collinare di Crotone, comunque, non si è ancora spentas l'eco della cerimonia di fusione dell'oro donato dai fedeli, che ha consentito di ottenere un piccolo lingotto da 1.345 grammi (e non 800 come scritto erroneamente sul numero scorso, ndr).

"Un vivo ringraziamento da parte di tutta la comunità va al nostro parroco per essere stato il promotore di tale iniziativa, portata avanti con coraggio, pazienza e tenacia, al fine di raccogliere tanti cuori sotto un'unica protezione che è quella di san Pantaleone", scrive ancora il Consiglio Pastorale Parrocchiale.

D'altronde, non era mai accaduto a Papanice che si fondesse dell'oro per realizzare un oggetto sacro. il forte significativo religioso dell'evento, quindi, ma anche la viva curiosità, hanno fatto partecipare un consistente numero di persone alla cerimonia, preceduta da una Messa. "L'emozione che ha caratterizzato l'intero avvenimento - ricorda il Consiglio Pastorale - vibrava negli animi già dall'ingresso in chiesa, per non parlare di chi si affrettava a consegnare ulteriori oggettini d'oro per donare, come gli altri, qualcosa di proprio al santo".

Al termine della Messa, il parroco Don Angelo Elia ha fatto la presentazione del rito della fusione dell'oro, ha ringraziato l'orafo Michele Affidato per la sua disponibilità, elogiando non solo le sue doti professionali ma anche quelle umane, sottolineando la sua profonda religiosità e lo spirito di collaborazione fattiva. Il parroco ha anche elogiato il Consiglio Pastorale ed i fedeli. Al termine del suo discorso, la gioia della comunità è esplosa in uno scrosciante e prolungato applauso. E' poi intervenuto l'orafo Affidato che ha descritto la lavorazione del sacro monile, ispirato alla vita del santo, e mostrato la bozza della raggiera disegnata su un cartellone, così da permettere ai fedeli di farsi un'idea di come sarà l'oggetto una volta completato.

Successivamente è iniziata la prima fase del ciclo della fusione, consistente nel mettere gli oggetti d'oro di un crogiuolo, inserito in una fornace alimentata a gas, che scioglie l'oro presente all'interno grazie all'elevata temperatura. I primi oggetti sono stati messi nel crogiuolo, singolarmente, prima dal parroco, poi da un rappresentante di ogni gruppo presente in parrocchia; il resto dell'oro, infine, è stato versato nel crogiuolo dall'orafo e dal parroco. Tanto era l'interesse per queste fasi della fusione che alcuni bambini le hanno seguite accovacciati per terra, vicino ai primi banchi, intenti a seguire tutti i movimenti dell'orafo che, infilati i guanti, controllava di tanto in tanto se era giunto il momento di colare l'oro fuso.

"La fiamma, che fuoriusciva all'apertura del coperchio era come se eccentuasse e nello stesso tempo simboleggiasse il desiderio di vedere l'opera finita. - ricorda ancora il Consiglio Pastorale - E finalmente, col fiato sospeso e gli occhi sgranati dalla meraviglia lo stampo andava riempiendosi di un liquido giallo e luminoso. Dopo pochi minuti, il liquido aureo diventato solido appariva a tutti quanti noi nella sua lucentezza e forma rettangolare. L'ultimo passaggio comunque ha richiesto l'immersione in acqua fredda e lo scrostamento delle parti nerastre. Il prodotto ottenuto è stato poi appoggiato su un piattino e presentato ai fedeli, attraverso una piccola processione lungo il corridoio centrale della chiesa. E' stata - conclude la nota del Consiglio Parrocchiale - un emozione non da poco".

(n.ser.)

 

Tratto da “Il Crotonese” del 22 aprile 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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