a cura di Pasquale Paglia

 

 

Iniziativa dei devoti per il patrono Pantaleone. Il gioiello di arte sacra creato dall'orafo Affidato

PAPANICE OFFRE L'ORO PER IL SANTO

Il prossimo 18 aprile la fusione dei preziosi donati per realizzare la raggiera

   

Tra qualche mese, i fedeli di Papanice vedranno, il loro santo protettore, San Pantaleone, coronato di una raggiera in argento, oro e pietre.

Volendo rimarcare la forte devozione verso il santo martire e medico, protettore dei medici e delle ostetriche, la comunità papanicese, con grande disponibilità di cuore, ha offerto oggetti d’oro che, uniti a quelli donati nel corso degli anni, saranno utilizzati per la realizzazione dell’opera d'arte sacra.

Il sacro rito della donazione, come simbolo dell'unione di un popolo, è praticato sin dall'antichità e ha sempre suscitato una grande partecipazione di popolo.

Per la realizzazione del prezioso e sacro monile, Don Angelo Elia, con il Consiglio Pastorale Parrocchiale, hanno dato incarico all’orafo Michele Affidato, considerato il lungo curriculum di realizzatore di opere d'arte sacra sia per chiese che per autorità religiose.

La fusione dell'oro, donato dai fedeli, sarà effettuata domenica 18 aprile alla presenza del popolo di Papanice.

L’incarico, dato a Michele Affidato, prevede la creazione di una raggiera in argento e oro, arricchita da pietre.
L'opera che realizzerà il maestro Michele Affidato, certamente, contribuirà ad arricchire il patrimonio d’arte sacra, vanto della nostra regione, del quale fanno parte moltissime altre sue opere.

La professionalità e l'impegno nella creazione di grande opere d'arte orafa del Maestro crotonese, è stata più volte evidenziata con realizzazioni molto apprezzate, per citarne solo alcune, quelle consegnate ai Premi: Nobel Rita Levi Montalcini e Lech Walesa, e, ultime in ordine di data, quelle per il Festival di Sanremo 2010.

Ma la sua capacità, nella realizzazione di opere d'arte sacra, gli ha consentito di essere considerato uno degli orafi più ricercati, e di essere ricevuto in Vaticano da Sua Santità Giovanni Paolo II e dall'attuale pontefice Benedetto XVI, ben tredici volte.

 

Tratto da “Il Quoridiano della Calabria” del 1 aprile 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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