a cura di Pasquale Paglia

 

 

Tela dell’800 di Vincenzo Alfì restaurata dal Prof. Gianfranco Barbera

PAPANICE: PALA D'ALTARE RIPORTATA A NUOVO SPLENDORE

 

 

L’opera pittorica è una pala d’altare datata 1882 e firmata dal pittore crotonese V. Alfì, lo stesso che ha eseguito il dipinto dei SS Cosma e Damiano, attualmente nella chiesa dell’Immacolata. Il quadro di dimensioni piuttosto notevoli (m.2,40 circa x 1,80 circa) era in pessimo stato di conservazione, nella chiesa consacrata ai SS. Pietro e Paolo di Papanice, popolosa frazione di Crotone. Il parroco, don Angelo Elia, ha affidato oltre due mesi e mezzo fa il restauro alle amorevoli cure del Prof. Gianfranco Barbera, non nuovo ad imprese del genere, giacché numerosi sono stati i suoi impeccabili e validissimi restauri di tele e tavole conservate nelle varie chiese della Diocesi di Crotone e, grazie alle sue abili mani, riportate agli antichi splendori da croste più  o meno illeggibili quali erano.

Venendo ai dettagli e come si può vedere dalla foto, il quadro raffigura la deposizione del Cristo morto,secondo i tradizionali canoni dell’iconografia classica.

La figura centrale del Figlio di Dio è tenuta fra le braccia dell’addoloratissima Vergine Madre,sulla sinistra si vedono le pie donne e sulla destra S. Giovanni e la Maddalena; sulla parte alta della tela a sinistra è dipinto un angelo in sembianze di bambino che stende tra le mani un fazzoletto nel cui interno è il volto do Gesù.

Nella parte destra e sempre in alto, un altro giovanissimo angelo regge la colonna presso la quale avvenne la terribile fustigazione del Nazzareno, per opera di Ponzio Pilato su istigazione degli Ebrei della sinagoga.

In basso a sinistra  si vede il cartiglio con la scritta INRI ( = Iesus  Nazarenus Rex Iudeorum), i nomi dei committenti e diversi chiodi, martello e tenaglia.

In tutto in un’atmosfera cupa e drammatica, di gran dolore, illuminata però da Dio Padre, la cui sfolgorante luce illumina dal retro della croce tutta la scena alla quale fanno da sfondo le colline del Golgota nei pressi di Gerusalemme.

La tela è stata ricavata da lino tessuto con telaio manuale, giuntata in vari pezzi con alcune riparazioni risalenti della medesima epoca ottocentesca. È eseguita con vernice ad olio e con mestica molto robusta. Le fasi del certosino restauro si possono riassumere nella foderatura ( vale a dire il riporto della tela su un supporto nuovo, sempre di lino, specifico per il restauro), stiratura, pulitura integrazione della mestica nelle parti mancanti o rovinate.

Quindi un opera meritoria e di grande pregio, che di certo servirà a preservare l’importante dipinto, oggetto di una particolare venerazione a Papanice, per parecchio tempo ancora.

Di questo va dato incondizionato merito a Gianfranco Barbera, molto bravo a fare questo tipo di lavoro, senza troppo mettersi in mostra, lavorando, però, continuamente con maestria senza pari.

 Pasquale Attianese

 

Tratto da “La Provincia KR” del 16 marzo 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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