a cura di Pasquale Paglia

 

 

L’opera è stata riportata alla luce dal restauratore professor Gianfranco Barbera

PAPANICE: RESTAURATO IL CRISTO DI SAN PIETRO E PAOLO

La sacra immagine di produzione bizantina risale al XV secolo d. C.

 

   

Come è ormai consuetudine, il bravissimo restauratore di opere d’arte, specialmente sacre, il porf. Barbera, operando in silenzio ma con tenacia e costanza, riesce a riportare al primitivo splendore, immagini sacre, molto spesso rovinate non solo dall’inclemenza del tempo, ma più spesso dalla mano dell’uomo. È il caso del Crocifisso di Papanice, affidato alle mani abili ed esperte di Gianfranco Barbera, dal parroco Don Elia. E la scelta non poteva essere migliore, infatti, se diamo un’occhiata alle condizioni della sacra immagine come appariva prima del restauro, è facile rendersi conto che il restauratore ha compiuto un vero e proprio miracolo, riportando il pezzo al suo antico stato. Dal restauro è venuto fuori una scoperta a dir poco sensazionale. Infatti, il Cristo è certamente di produzione bizantina (XV secolo d. C.). Ricavato da un tronco di ciliegio, aveva subito nel corso del tempo all’incirca nove maldestri rifacimenti, con ricostruzioni complete e modificazioni permanenti che di sicuro avevano contribuito a rendere l’opera illeggibile e non veritiera. La testa del Cristo ha subito una radicale trasformazione nel 1700, è stata segata all’altezza della base del collo per farle assumere quella posa canonica 700esca (testa riversa sul torace), mentre originariamente era rigida ad appoggiata con la nuca alla croce, secondo l’iconografia tardo-bizantina. Grazie alle non indifferenti doti scultoree, le braccia e le mani sono state rifatte quasi ex novo ga Gianfranco Barbera. Anzi il braccio sinistro è stato ricavato da un legno di pioppo Antico. Il sacro volto del Signore, con la corona di spine (sicuramente posteriore), è cadaverico, smunto, tipico delle coeve sculture bizantine (per avere dei raffronti si può pensare al Cristo di Gerona in Spagna ed a quello del Duomo di Santa Severina). La fattura è chiaramente ispirata all’arte popolare, la cui autenticità, però, si evince con certezza dall’analisi del legno e dell’imprimatura (= la mestica che si mette sul legno prima di essere dipinta) a dai residui di dipintura eseguita a tempera. Dall’epoca bizantina, in poi, ci sono state orribili sovrapitturazioni e ricostruzioni arbitrarie fino al 1800 inoltrato. Così come è stato ricreata dal Prof. Barbera, si può affermare in tutta certezza che l’opera diventa estremamente importante per la storia dell’arte, in quanto è una delle pochissime sopravvissute. Il restauro ha avuto una durata di oltre quattro mesi e questa la dice lunga sulla pazienza che il Prof. Barbera, di certo ispirato dall’alto, ha voluto mettere in questo suo lavoro che lo rende benemerito aglio occhi di tutti.

Non appena saranno rifiniti i particolari il crocifisso potrà essere ammirato da tutti i fedeli della popolosa frazione crotonese. Il Cristo era poggiato su una croce in legno di certo posteriore (non oltre 150 anni fa) con al di sopra la scritta INRI (= Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum). È alto cm 148, l’apertura delle braccia è di cm 140. Siamo certi che la Chiesa di Papanice avrà maggiore splendore con l’esposizione del Cristo riportato al suo stato primitivo e tutti i fedeli avranno modo di raccogliersi in preghiera e meditazione ai suoi piedi per colloquiare con l’unica certezza che resti agli uomini di questa tormentata nostra età. (Il Cristo Gesù)

Pasquale Attianese

Tratto da “La Provincia KR” di 13 luglio 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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