a cura di Pasquale Paglia

 

 

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PROGETTO PASTORALE

INTRODUZIONE

    Quando si sceglie una strada si sa bene che non è l’unica che forse non è neppure la più facile, ma viene scelta perché al momento si pensa faccia allo scopo.

    Così è di questo progetto pastorale: è una strada fra altre possibili. Ci sono indicazioni che possono lasciare disattesi problemi importanti o evidenziare cose che sembrano secondarie, ma dobbiamo darci un tracciato. Prima di entrare nel merito ci sembra importante richiamare quattro cose:

-     occorre disponibilità interiore al reciproco ascolto, nella consapevolezza che di sottovalutazione degli altri abbiamo sempre peccato;

-  occorre volontà precisa nell’eseguire quanto proposto, senza lasciarsi prendere dalla smania del disfacimento o dal troppo facile ottimismo;

occorre convincersi che un progetto è sempre e solo uno strumento, che potrebbe rimanere lettera morta, se non siamo noi a darci vita;

-    ed infine dobbiamo essere convinti che quando una comunità parrocchiale si impegna decisamente su un progetto, il primo risultato è la propria crescita come comunità del Signore.

    Un progetto pastorale per la comunità che lo esprime è come la nascita di un bambino rispetto a sua madre. Voluto con atto di amore, Dio vi partecipa donando l’anima rendendo quelle poche cellule iniziali persona umana; già completa fin dall’inizio, crescerà arricchendo poi di umanità e di storia la madre stessa che lo ha generato.

    Un progetto pastorale “è il cammino che una comunità si propone di compiere nell’intento di essere qui e oggi autenticamente chiesa” (cf. Lc. 24, 13-35).

   Una comunità cristiana dandosi un progetto pastorale significa più semplicemente che essa per adempiere la missione affidatale dal Signore non deve vivere fuori dal suo tempo ma farsi carico di tutte le esigenze più profonde dell’uomo che nella storia cambia continuamente “cultura” e linguaggio, e portare il Vangelo nelle case e negli ambienti dove l’uomo vive e lavora.

    Con  questo progetto  tendiamo a raggiungere un ideale di parrocchia nel quale si possono vivere i tre costitutivi della Chiesa (la comunione, la missione, il cammino di santificazione), tenendo presente la realtà religiosa  della parrocchia e il contesto che la condiziona positivamente o negativamente), stabilendo una serie di azioni possibili aderenti alla situazione reale del popolo.

     Siamo chiamati a guardare con speranza alla nostra chiesa parrocchiale senza soffermarci su sterili lamentele che paralizzano gli slanci e fanno perdere la memoria del passato e della tradizione. Cerchiamo quelle “orme invisibili”, ma reali, che il Signore ha lasciato in questi anni in mezzo a noi. Cammini di speranza da percorrere pastoralmente insieme.[1]

     Il progetto pastorale per l’anno 2001-2002 lo facciamo alla luce dell’Enciclica del Papa “Novo Millennio Ineunte”, degli orientamenti pastorali della CEI Come comunicare il Vangelo in un mondo che cambia delle indicazioni scaturite dal Convegno  diocesano del giugno scorso e dell’omelia dell’arcivescovo nell’inaugurazione dell’anno pastorale tenuta il 4 ottobre.

     “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Da questa certezza dobbiamo attingere un rinnovato slancio nella vita cristiana, facendone anzi la forza ispiratrice del nostro cammino. E nella consapevolezza di questa presenza tra noi del Risorto che ci poniamo oggi la domanda rivolta a Pietro a Gerusalemme, subito dopo il suo discorso di Pentecoste: “che cosa dobbiamo fare?” (At 2,37).

    Non si tratta, allora di inventare un “nuovo programma”. Il programma c’è già: esso si incentra in Cristo stesso, da conoscere amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria. È necessario tuttavia che questo programma si traduca in orientamenti pastorali adatti alle condizioni della nostra comunità. 2

     Ci pare che compito assolutamente primario per la Chiesa, in un mondo che cambia e che cerca ragioni per gioire e sperare, sia e resti sempre la comunicazione della fede, della vita in Cristo sotto la guida dello Spirito, della perla preziosa del Vangelo.

   Consapevoli del bisogno di senso dell’uomo di oggi, teniamo “fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,2).

   Ora sta a noi metterci al servizio della missione dell’Inviato del Padre, assumendo la vocazione battesimale alla santità. 3

 

Parafrasando S. Teresa d’Avila diciamo:

-         questo progetto da solo, non cambia niente;

-         con la buona volontà di tutti, può cambiare qualcosa;

-         con la buona volontà di tanti e la grazia del buon  Dio può fare miracoli.

1 Omelia dell’Arcivescovo, inaugurazione anno Pastorale 2001-2002.

2 Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineute, 29

3 CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 4- 8.