a cura di Pasquale Paglia

 

 

SECONDA PARTE

La vita cristiana del popolo di Dio viene espressa nella preghiera, nella liturgia e nella carità fraterna.

 

u    Preghiera

E’ necessario imparare a pregare, quasi apprendendo sempre nuovamente quest’arte dalle labbra stesse del Maestro divino come i primi discepoli: “Signore, insegnaci a pregare!” (Lc 11,1). Nella preghiera si sviluppa quel dialogo con Cristo che ci rende suoi intimi: “rimanete in me ed io in voi” (Gv 15,4). Realizzata in noi dallo Spirito Santo, essa ci apre, attraverso Cristo e in Cristo, alla contemplazione del volto del Padre e diventa il segreto di un cristianesimo veramente vitale.5

L’educazione alla preghiera è un punto qualificante della programmazione pastorale. Occorrerebbe valorizzare, col debito discernimento, le forme popolari, e soprattutto educare a quelle liturgiche. Educare la comunità cristiana affinché la preghiera rivolta a Cristo non si esprima soltanto in implorazioni di aiuto, ma anche in rendimenti di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino a un vero “invaghimento” del cuore. Una preghiera intensa, dunque che tuttavia non distoglie dall’impegno di costruire la storia secondo il disegno di Dio.6

La preghiera ci fa vivere in questa verità: “senza Cristo non possiamo far nulla” (Gv 15,5).

Certamente un impegno generoso va posto, soprattutto con la preghiera insistente al padrone della messe (Mt 9,38), per la promozione delle vocazioni al sacerdozio e di quelle di speciale consacrazione. È questo un problema di grande rilevanza per la vita della chiesa in ogni parte del mondo.7

Gesù ci ha insegnato a dire “Abbà”, a pregare il Padre nel segreto (Mt 6,6). Ci ha insegnato anche una preghiera che noi tutti recitiamo ogni giorno e che inizia con le parole “Padre nostro”: essere in Cristo significa riconoscere l’unica fonte della vita, il Padre di tutti, e significa riconoscere il Corpo di Cristo che è la chiesa.8

Indicazioni Pastorali

-         un’ora settimanale di adorazione vocazionale al SS.mo Sacramento (per impetrare dal padrone della messe che mandi operai nella sua messe) solennemente esposto con la benedizione eucaristica: è stata e resta una stupenda iniziativa;

-         la recita quotidiana dei Vespri;

-         la preghiera del Rosario: inculcare che è auspicabile e bello che singole persone, e non solo anziane, in casa propria o in chiesa durante il giorno recitino il Rosario secondo una diffusione tradizionale religiosa popolare; occorre vitalizzare il Rosario rendendolo, come veramente è, una meditazione sui misteri della vita di Gesù, in quanto è preghiera incentrata non solo sulla Madonna ma soprattutto su Gesù;

-         si conferma la recita del Rosario come atto liturgico della Parrocchia in un’ora pomeridiana conveniente per l’abitudine di vita dei fedeli;

-         gesto molto significativo può essere la recita del Rosario nella casa di chi piange la morte di un proprio famigliare; ma occorre grande prudenza perché mai come quando c’è in campo il dolore occorre essere rispettosi e delicati;

-         Novene di:

Pentecoste, San Pantaleone, Madonna della Pietà, Immacolata Concezione, Natale;

-         Veglie di:

Pasqua – Pentecoste – Assunzione – Madonna della Pietà – Immacolata Concezione – Natale – fine anno;

-         Preghiera del mattino: ogni domenica, prima della messa dei fanciulli;

-         Mese di maggio: ogni sabato, stazioni Mariane nei diversi rioni del paese con recita del rosario, Santa Messa e pensiero mariano.

 

u    Liturgia

Significativamente il Concilio Vaticano II la definisce “culmine e fonte della vita della chiesa” anche se non ne esaurisce il mistero.

Si dedichi una speciale cura affinché tutti i fedeli vengano formati ad una piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche: la liturgia infatti è la prima indispensabile sorgente dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano.9

Assolutamente centrale sarà approfondire il senso della festa e della liturgia, della celebrazione comunitaria attorno alla mensa della parola e dell’eucarestia, del cammino di fede costituito dall’anno liturgico.

Nonostante i tantissimi benefici apportati dalla riforma liturgica del concilio Vaticano II, spesso uno dei problemi più difficili oggi è proprio la trasmissione del vero senso della liturgia cristiana. Di qui l’urgenza di esplicitare la rilevanza della liturgia quale luogo educativo e rivelativo, facendone emergere la dignità e l’orientamento verso l’edificazione del Regno. La celebrazione eucaristica va sostenuta con una robusta formazione liturgica dei fedeli. Serve una liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo del mistero rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini.

Va coltivato l’assiduo contatto, personale e comunitario, con la Bibbia, diffondendone il testo, promuovendone la conoscenza, anche con incontri e gruppi biblici, sostenendone una lettura sapienziale, una spiegazione dei segni come espressione dell’attualità della salvezza, aiutando a pregare con la Bibbia soprattutto nelle famiglie. È nostro modello la Vergine Maria, che accoglie fatti e parole “meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19), e rilegge la sua esistenza mediante immagini e testi della Scrittura (cf. Lc 1,46-55).10

A partire dalla catechesi, da quella dei più piccoli a quella degli adulti, da quella associativa a quella occasionale, dovrà essere costante la pedagogia alla Pasqua in modo da orientare tutta la vita cristiana al mistero di Cristo morto e risorto;

Le nostre celebrazioni devono essere influenti sulla vita personale e sociale della persona. La liturgia che non entra dirompente nella vita è una liturgia ammalata. È segno che in essa celebriamo più noi stessi che il Signore. “Se la liturgia non parla… se non evidenzia la parola che salva, rimane un fossile sacro, un totem misterioso… incapace di riprodurre il mistero pasquale della salvezza” (Mons. Antonio Bello);

Indicazioni Pastorali

-         Formazione liturgica per i gruppi parrocchiali: un incontro alla settimana;

-         Formazione liturgica per i Ministranti: un incontro alla settimana;

-         Formazione degli animatori della liturgia per svolgere il compito di:

1.     Accoglienza dei fedeli e loro disposizione;

2.     Preparare i lettori;

3.     Aiutare l’assemblea a partecipare di più;

4.     Sottolineare ogni domenica un elemento della Messa nel rispetto dei diversi tempi liturgici e suggerire come vivere l’Eucarestia secondo la parola di Dio della domenica.

 

u    Carità fraterna e Comunione

Solo una Chiesa che vive e celebra in se stessa il mistero della comunione, traducendolo in una realtà vitale sempre più organica e articolata (cf. Ef 4,11-16), può essere soggetto di un efficace evangelizzazione. L’unità dei cristiani testimoniata nella partecipazione dei beni della salvezza e nella fraterna vita comunitaria, è segno che rende credibile il messaggio evangelico, come appare dalle parole stesse del Signore: “siano anch’essi in noi una sola cosa,… perché il mondo creda”. (Gv 17,21)

-         La comunione opera ed esige l’unità nella carità, segno distintivo dei seguaci di Cristo e, pertanto, sconfessa ogni divisione sul piano della vita cristiana.

-         La carità, donata da Dio con l’effusione dello Spirito Santo, (Cf. Rm 5,5), anima e sublima ogni dono e ogni servizio alla vita trinitaria. Essa, che è il carisma “più grande di tutti” (1 Cor 13,13), spinge il singolo credente e tutto il popolo di Dio a cercare ciò che e bello giusto e buono; 11

Non possiamo sperare di costruire comunione se non uniti a Cristo vita nostra… e in un atteggiamento di continua richiesta di perdono a Dio, accettando la nostra povertà e perseverando pazientemente. Così insegna l’apostolo Paolo: “sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri” (Col 3,13). Un atteggiamento questo, che non va vissuto solo all’interno della nostra esperienza ecclesiale, ma che deve aprirsi con spirito veramente cattolico a tutti gli uomini.

La chiesa è e deve essere sempre, come ricorda Giovanni Paolo II, “casa e scuola di comunione”.

La chiesa è casa, edificio, dimora ospitale che va costruita mediante l’educazione ad una spiritualità di comunione. Questo significa far spazio costantemente al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2). Ma ciò è possibile solo se, consapevoli di essere peccatori perdonati, guardiamo a tutta la comunità come alla comunione di coloro che il Signore santifica ogni giorno.

Soltanto se sarà “casa di comunione”, resa salda dal Signore e dalla Parola della sua grazia, che ha il potere di edificare (cf. At 20,32), la Chiesa potrà diventare anche “scuola di comunione” chiamando tutti gli uomini alla comunione con Cristo.12

         La carità è via privilegiata per la “nuova evangelizzazione” perché, mentre conduce ad amare l’uomo, apre all’incontro con Dio principio e ragione ultima di ogni amore. La chiesa, sull’esempio del suo Maestro, è chiamato a compiere l’annuncio del Vangelo come primo e fondamentale atto di carità verso l’uomo.

Gesù nel miracolo della moltiplicazione dei pani, che è il miracolo della carità che vede coinvolti insieme Gesù e i discepoli nel servizio alla gente che ha fame, rivela il significato eucaristico del gesto che ha compiuto nel dialogo con i giudei successivo alla moltiplicazione dei pani. Il pane della parola di Dio e il pane della carità, come il pane dell’Eucarestia, non sono pani diversi: sono la persona stessa di Gesù che si dona agli uomini e coinvolge i discepoli nel suo atto di amore al Padre e ai fratelli.13

         L’evangelizzazione e la testimonianza della carità esigono la crescita di una comunità cristiana che manifesti in se stessa, con la vita e le opere il Vangelo della carità. È necessario rifare con l’amore il tessuto cristiano della comunità ecclesiale.14

         Nella sua “preghiera sacerdotale” Gesù ha chiesto al Padre che tutti coloro che credono in lui “siano una cosa sola”, come egli e il Padre, “perché il mondo creda” (Gv 17,20-21). La chiesa, che nasce dalla carità di Dio, è chiamata ad essere carità nella concretezza quotidiana della vita e dei rapporti reciproci fra tutti i suoi membri. Questa grande realtà e questo pratico impegno della chiesa comunione appartengono agli anni che ci attendono, perché la comunione è un altro nome della carità ecclesiale e solo una chiesa comunione può essere soggetto credibile dell’evangelizzazione.15

Sulla base della reciproca carità (cf. 1 Pt 4,8), va fatto il cammino del rinnovamento evangelico della nostra comunità parrocchiale, facendo maturare in essa la consapevolezza di essere, in ciascuno dei suoi membri e nella loro concorde unione, soggetto di una catechesi permanente e integrale, di una celebrazione liturgica viva e partecipata, di una testimonianza di servizio attenta e operosa. È soprattutto la domenica il giorno in cui l’annuncio della carità celebrato nell’eucarestia può esprimersi con gesti e segni visibili e concreti, che fanno di ogni assemblea e di ogni comunità il luogo della carità vissuta nell’incontro fraterno e nel servizio verso chi soffre e ha bisogno. Il giorno del Signore si manifesta così come il giorno della chiesa e quindi della solidarietà e della comunione.16

5 Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, 32

6 Giovanni Paolo II, Novo millennio Ineunte, 33 - 34

7 Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, 46

8 CEI Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 28

9 SC, 10 - 14

10 CEI Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 49

11 CEI, Comunione e comunità, 3 - 4 (anni ‘80)

12 CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia,  65

13 CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, 1 (anni ‘90)

14 CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, 26 (anni ‘90)

15 CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, 27 (anni ‘90)

16 CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, 28 (anni ‘90)

 
   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      Precedente